I fotoconsigli di Alberto Novelli

Mi è capitato una volta di scrivere a proposito di consigli da dare a chi si diverte con la macchina fotografica. Iniziai citando De Andrè e la sua Bocca di Rosa. “Si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”. I motivi di questa strofa sono ancora di attualità. A parte la questione del cattivo esempio che spero vogliate avere la benevolenza di perdonare e sul cui dibattito sono disposto ad accettare un confronto a patto che si svolga accompagnato da un buon bicchiere di birra (mi riferisco al mio di “cattivo esempio”…),  sui consigli mi trovo spesso in imbarazzo.

 

Ho sempre pensato che l’eccesso di tecnica o di indicazioni possa in parte levare spontaneità nella fotografia ma non solo in quella.Se qualcuno mi chiede un consiglio di solito mi faccio prima raccontare le loro esperienze e poi mi confronto, perché dallo scambio si trae sempre crescita. Il nostro presidente di giuria, Guglielmo Pepe, ha chiesto ai giurati di preparare dei testi per introdurre il concorso ed avvicinarsi alla data del premio con interventi che suscitino la partecipazione e possano essere utili alla riuscita di questa bella iniziativa. La scrittura mi diverte, ma sono senza disciplina e spero che i miei periodi senza fine riescano ad essere comprensibili e che il lettore possa dipanare questa matassa informe di pensieri e riflessioni.


Un’ultima riflessione personale e anche un segno del destino : Sono giorni che devo farlo, devo scrivere ma non ho mai tempo. Mercoledì scorso ho incontrato il presidente ad una mostra, lui si è subito ricordato dei miei doveri mancati e, rosso di  imbarazzo, ho promesso il pezzo per venerdì. Travolto da imprevisti e noiosissimi editing al computer, il giorno dopo me ne sono dimenticato.  

 

Oggi un amico che tornava dal viaggio di nozze  mi ha mandato un link su un sito di un fotografo per “farmi quattro risate con il suo  matrimonio”. Mi collego e in home page cosa trovo? le fotografie prima e quarta classificata nella sezione ritratti del concorso dello scorso anno! Così grazie alle belle fotografie di Davide Bozzalla mi sono ricordato delle mie incaute promesse e mi sono messo a scrivere. Aggiungo doverosamente la fine della corrispondenza, così che si possa aprire il sipario sul mondo dei fotografi e sulla stima che li circonda : “Ma che coincidenza, figurati che l’ho premiato io!”. Risposta: “ eri il valletto della premiazione?”. Per cui preparatevi, altro che onore e gloria, sudore e insulti!

 

Il concorso di National Geographic è un ottimo motivo per mettersi alla prova. Ci sono due strade. La prima. Siete appassionati di fotografia e avete fatto migliaia di foto in pellicola e milioni in digitale, durante i vostri viaggi, nelle vacanze, ai vostri amici, avete un telefonino con cui intasate le pagine web dei social network oppure avete una tabaccheria e fate la stessa fotografia alla stessa ora da 15 anni, possibilmente a New York, bene, allora è giunto il momento di andare a cercare e  scegliere quale fotografia mandare al concorso. E qui viene il difficile, almeno per me. 

 

Scegliere le proprie foto è difficile e doloroso. Scelgo questa però tengo anche quella, dopo le rivedo, faccio una cartella con dei ripescaggi, dai! selezione rigorosa! Alla fine ho scelto “solo” 353 foto, cosa vuoi che sia….. Fatevi quindi aiutare da qualcuno che stimate o se possibile da un collegio di amici che vi solleveranno dal gravoso compito. Se proprio tenete ad una foto, insistete, cercate gli argomenti per difenderla davanti al severo tribunale, non mollate! Abbiate la consapevolezza che raramente si ha fortuna in vita. Le quotazione dei quadri decollano solo dopo il decesso dell’autore. È una regola a cui la fotografia non sfugge. Mozart è morto in povertà mentre Salieri era invitato nelle corti di mezza Europa: qualcuno di voi ha ascoltato un cd di Salieri negli ultimi tre mesi? (neanche Mozart? Andiamo maluccio..).

 

L’editing, così si chiamano in redazione le selezioni delle fotografie, sono molto faticosi e lenti, anche perché si è costretti davanti al computer per giornate intere. Gambe gonfie, mal di schiena, occhiali garantiti a 45 anni. Scegliete l’immagine in cui vi riconoscete di più, che vi ha sorpreso, che non sia solo ispirata ad autori celebri ma che crei un’emozione nuova al vostro sguardo. In una giuria troverete sempre qualcuno che lo riconosce, anche qualcuno che non, e che prenderà per pazzo l’altro giurato, ma questo e le zuffe che ne conseguono non sono cose che vi possono riguardare.


Oppure fate scoprire la vostra sensibilità da un osservatore esterno a cui far scegliere tra le foto che avete selezionato, vi mostrerà loro cosa siete più bravi a fare. Poi nella peggiore delle ipotesi, se non riusciste neanche ad arrivare ad una menzione d’onore della giuria, potete sempre aggredirli  cercando di instillare in loro un mostruoso senso di colpa, mostrandogli la foto vincitrice, di cui voi avevate naturalmente una versione molto più bella. In cambio, a titolo di indennizzo,  vi farete regalare da loro un abbonamento a National Geographic per l’anno prossimo.


La seconda. Decidete di darvi il compito di fare delle fotografie ad hoc. Non c’è niente di meglio di un incarico per creare le opportunità, vale anche per chi ha mutato la passione in lavoro. Il periodo è propizio, siamo in aria di vacanza, per chi ci va, e in un periodo in cui le città si svuotano e si privano dello stress, per chi rimane. Comunque dovrebbe esserci più tempo a disposizione.

 

Preparatevi un progetto, leggete qualche libro o qualche storia, fatevi un piano di lavoro e scattate, poi inevitabilmente cercando la vostra storia ne troverete un’altra o anche un’altra persona che sta facendo la stessa, ma questo è tipico nel mondo della fotografia di oggi, per cui non scoraggiatevi. Raccontate che state cercando un anello che avete perso, fatevi raccontare delle bugie anche dal concorrente e poi una volta allontanata da voi non indugiate sulla vostra macchina compatta ammaccata pensando alla borsa piena di obiettivi e al corpo reflex nuovissimo del rivale ma piuttosto compatitegli il mal di schiena. Se vi scoraggiate fate male. Non cercate necessariamente processioni di Madonne o spettacolari prati fioriti, vi incontrerete più alunni di workshop fotografici che pellegrini penitenti o girasoli con sfondi di Val d’Orcia.


Guardatevi intorno, pensate alle storie che non vengono raccontate o alla semplicità di raccontare le solite, in modo originale.

Ho partecipato lo scorso anno alla giuria del concorso di National Geographic Italia e ho potuto ammirare la quantità e la qualità delle immagini arrivate in redazione.

Ne ricordo una di una signora (o un signore, ma non importa) di schiena, su due ruote, delle oche in un cesto legate di dietro.
Era stampata senza grande cura, 10x15 a colori, carta sottile, l’originale  forse di qualità non estrema, tutte caratteristiche non straordinarie per presentarsi. Eppure me la ricordo, la luce, la tonalità dei colori, il momento colto. Una Fotografia. E’ tutto, o solo l’inizio.

(Fonte : National Geographic Italia)

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